The Kanes Chronicles -Il Trono di Fuoco & L’Ombra del Serpente

Siccome li ho letti tutti di un fiato, e siccome valgono le stesse cose del primo libro, ve ne parlo in breve in un unico post.

Rick Riordan riesce a mantenere la stessa tensione narrativa nell’arco di tutta la serie, tanto che arrivi alla fine del secondo libro e prendi subito il terzo, ringraziando di aver pensato a chiederli in prestito in blocco alla biblioteca (e smettendo di chiederti perché sono così conciati sti libri, chissà quanti ragazzini li hanno letti prima di te!).

I personaggi crescono, si sviluppano, ma rimangono fedeli a sé stessi, il che è difficile, considerando le scelte difficili e i pericoli che si trovano ad affrontare. Sono eroi tipici, un esempio da seguire, ma hanno le stesse debolezze e gli stessi problemi di ogni adolescente. Un po’ come se Riordan volesse ricordare ai ragazzi: sappi che se vedi uno della tua età che pare tanto forte e saggio e sicuro di sé, probabilmente sta facendo finta. Poi può far finta per il bene degli amici, che vedono in lui una guida, o solo per mettersi in mostra, chissà. Ma ricordati che spesso le cose non sono come sembrano. E che nessuno ha una vita facile, indipendentemente dall’impressione che da all’esterno.

Ovviamente, abbiamo un lieto fine. Ma non è del tutto chiuso, il che mi impone di scoprire se per caso ci sono altri libri in cui compaiono i fratelli Kane (dato la che produzione di Riordan è abbondante, non lo escluderei a priori). Anche una partecipazione in altre serie sarebbe un’idea carina; a questo proposito mi è molto piaciuta la storia in cui si incrociano con Percy Jackson (notare che nel primo libro zio Amos aveva detto a Carter che Manhattan ha altri dei), anche se credo che cronologicamente vada collocata alla fine del terzo libro e non dopo il secondo, come è stata pubblicata nell’edizione italiana.

In ogni caso, alla fine dei conti il mio voto è 10/10 a tutta la serie, con incluso il buon proposito di acquistare i libri appena ne avrò l’occasione.

A chi consiglio di leggere la serie (visto che nell’altro post avevo saltato questa sezione)
Intanto, a chiunque ami l’Egitto e/o la mitologia, nonché le storie fantastiche. Poi ai ragazzi tra i 10 e i 14 anni come fascia d’età, ma calcolate che io ne ho il doppio e l’ho apprezzato comunque. Ai genitori che vogliono leggere una bella storia ai loro figli, e vi dico per esperienza personale che i bambini apprezzano tantissimo la mitologia. E infine ai fan di Riordan e di Percy Jackson, perché in questa serie l’autore è riuscito a proporre la stessa atmosfera magica senza far sembrare la storia qualcosa di già raccontato.

Come ultima cosa, vorrei ricordare ai lettori che apprezzo moltissimo i commenti, e che se vogliono possono seguirmi anche sulle mie pagine social.
Buone letture a tutti!

The Kanes Chronicles – La Piramide di Fuoco

IMG_1763Anni fa, lessi per la prima volta Rick Riordan, l’autore della saga di Percy Jackson. Come avevo detto, mi ero segnata i suoi libri tra quelli che, un giorno, avrei regalato ai miei figli. Ora, per caso, mi sono trovata a leggere una nuova serie nata dalla penna di Riordan, stavolta dedicata alle divinità Egizie. In realtà non tanto per caso: ho visto su Tumblr un post che invitava a leggere questa serie perché meritava, e siccome trovo la blogger in questione estremamente affidabile sono andata in biblioteca a cercarli per vedere di persona se è vero. Lo è.

Intanto, l’intera narrazione viene presentata come la trascrizione di una storia registrata a voce, raccontata dai due protagonisti, Carter e Sadie Kane. I diversi capitoli sono raccontati a turno dai due, che si interrompono e correggono a vicenda di tanto in tanto. Dopo la scomparsa del padre, che sembra aver architettato una specie di attentato al British Museum di Londra, scoprono che gli dèi egiziani esistono davvero e di tanto in tanto interferiscono con il mondo dei mortali (NB: non sto dicendo niente che non troviate sulla quarta di copertina).

I temi trattati sono importanti: il rapporto genitori figli, il rapporto fratello-sorella, tanto più difficile visto che i ragazzi si vedono due volte l’anno, i problemi legati alla crescita e all’adolescenza, come per esempio la sensazione di essere goffi e inadeguati e sentirsi costantemente fuori posto per scoprire che tutti hanno passato e passano difficoltà molto simili alle nostre e chiunque è ben lontano dall’avere una vita perfetta, la gestione dei rapporti con gli adulti in generale in una fase della vita in cui non si è ancora davvero grandi ma neanche più bambini. Pian piano Carter e Sadie scoprono quante cose hanno in comune al di là delle differenze e che lavorando insieme possono fare grandi cose.

Cosa mi è piaciuto
I personaggi sono scritti molto bene, nelle loro sfumature caratteriali, hanno i loro difetti e i loro pregi, sono tridimensionali, non restano nella dicotomia buono-cattivo. Anche i buoni hanno i loro difetti e a volte si comportano male, e anche i cattivi hanno i loro lati positivi, come nella vita. Ed è molto importante far emergere questo in un libro destinato ai ragazzi, che tendono a vedere tutto o bianco o nero.
In più la storia è originale, stimolante, scritta come un mistery: il lettore è spinto a ragionare assieme ai protagonisti, e cerca assieme a loro di dipanare la matassa nella quale si ritrovano ingarbugliati.

Cosa non mi è piaciuto
La solita tendenza a rovinare l’inizio della storia: spiattellano in copertina i primi 2-3 capitoli riassunti in una frase e finisce che non te li godi perché aspetti l’evento di cui già sai perché l’hai letto ancora prima di aprire il libro.

Voto: 10/10
Uno di quei libri che chiudi con un sorriso. E in questo caso, con la voglia di mettere subito le mani sul libro successivo della serie.

The mortal instruments, la prima serie di Shadowhunters

Altrimenti detti: Città di Ossa, Città di Cenere e Città di Vetro.

shadowhunters

Perché l’ho letto

Tutta colpa di Tumblr. Sì perché ormai sono drogata di quel social (qui trovate il mio blog su Tumbl, a proposito), e tutti vanno matti per Cassandra Clare e i suoi libri a quanto pare. E dato che mi è capitata tra le mani la prima trilogia, ho pensato perché no? E sono andata in giro per una settimana con sto librone sottobraccio (dopo Terramare, oramai mi sono fatta i muscoli).

 

 

Cosa mi è piaciuto

Per prima cosa, il fatto che la storia è parecchio complicata, ma torna sempre. Ci vuole tutta la trilogia perché il problema principale venga risolto (guardatemi mentre faccio i salti mortali per non spoilerare), ma in ogni libro si chiarisce qualcosa. In breve, Cassandra Clare è brava a ottenere il giusto equilibrio tra la suspence necessaria per indurmi a comprare il libro successivo (il che è nche giusto, visto che ci campano gli autori coi loro libri) e la soddisfazione, il senso di compiutezza che si prova alla fine di un libro. Ed è stata anche brava a tenersi aperto uno spunto per proseguire (come poi ha fatto, credo siano tre trilogie pubblicate, ad ora).
Poi mi è piaciuto come tratta le differenze tra le razze soprannaturali e quelle tra i personaggi, anche all’interno della propria razza. Anche se si tratta di protagonisti adolescenti, età in cui si vede tutto o bianco o nero, l’autrice si impegna molto a spiegare e a far scoprire ai suoi protagonisti che ci sono un’infinità di sfumature nel mezzo, e che quello che siamo è soprattutto il frutto delle esperienze che abbiamo vissuto e delle situazioni che ci siamo trovati ad affrontare. Esistono il bene e il male assoluti, ma non sono di questo mondo. Chi ha sangue umano nelle vene si troverà sempre da qualche parte nel mezzo.
Infine (non mi metto ad elencare tutto, queste sono le cose più rilevanti secondo me) mi è piaciuto come sono stati caratterizzati i personaggi. Cioè, non solo i personaggi principali, ma anche quelli secondari hanno uno spessore psicologico, sono persone in evoluzione “fotografate” in un certo momento della loro vita. Erano qualcuno prima e saranno qualcuno dopo (se sopravvivono, che in questi tipo di libri ci sono sempre un sacco di morti, scusate il mini spoiler ma vi dovevo avvisare). Solo le comparse non sono ben definite, degli altri abbiamo sempre un background.

Cosa non mi è piaciuto

In realtà, niente. Devo dire che è stato meglio di quello che mi aspettavo, anche perché credevo che il lettore tipo fosse più giovane, invece qua si parla di ragazzi di 16-17 anni. Sono rimasta piacevolmente colpita e quindi non ho punti negativi da sottolineare. Per la serie tv, non è che non mi sia piaciuta, ma devo dire che hanno preso la storia generale a grandi linee e l’hanno rifatta un po’ come volevano, anche snaturando diversi personaggi. Non approvo, ma allo stesso tempo non vedo l’ora che esca la seconda stagione.

Voto 9/10
Che vampiri e mannari siano creature con le quali si può ragionare mi lascia ancora dubbiosa.

A chi lo consiglio
Come dicevo, è una lettura per ragazzi delle superiori. Poi dipende sempre dal livello di lettura della persona in particolare. Inoltre è ottimo per chi cerca romanzi con protagonisti queer, come dicono gli americani (non so se c’è una parola italiana per questo, dovrei consultare un dizionario aggiornato). Poi secondo me è un’ottima metafora contro il razzismo e le guerre senza senso, perché il messaggio di fondo è che alla fine siamo tutti umani.

La saga di Terramare

terramare x blogNel 1968 Ursula K. Le Guin pubblica Il Mago, il primo romanzo della serie di Terramare. Nonostante gli anni, il libro ancora oggi legge il confronto con tante altre serie fantasy, e anzi spicca per come l’autrice ha articolato le caratteristiche del mondo immaginario in cui si svolgono le sue storie. In tutto i libri di Terramare sono 6,  5 romanzi più una raccolta di racconti che si svolgono prima, mentre e dopo le vicende narrate nei romanzi.

Perché l’ho letto
Intanto era tantissimo tempo che volevo farlo. Più di un amico mi aveva detto quanto erano belli questi romanzi. E poi il mio ragazzo ha l’edizione Mondadori che raccoglie tutti e sei i volumi, e a furia di vederlo lì sulla sua libreria alla fine me lo sono portato a casa.

Cosa mi è piaciuto
Prima di tutto, Le Guin è riuscita a creare un mondo intero, con le sua lingue, le sue leggende, la sua storia e la sua geografia. Questa capacità mi affascina sempre negli autori (ed è uno dei principali motivi per cui mi sono innamorata fin da subito del Signore degli anelli), e già da sola in genere è sufficiente a prendermi.
In più, andando avanti nei romanzi ho trovato sempre più spunti che si riferiscono al ruolo della donna nel mondo. Non voglio spoilerare, ma posso dire che all’inizio le donne fanno quello che fanno le donne in una società tutto sommato di stampo medievale (o rinascimentale al massimo), cioè si occupano dei figli e della famiglia, fanno alcuni lavori connessi all’economia domestica e se praticano la magia sono considerate streghe, fattucchiere inaffidabili, a cui ci si rivolge al massimo per le cose di minore importanza. Poi, man mano, scopriamo che le donne svolgono alcuni lavori fondamentali per l’economia dell’intero arcipelago, che hanno capacità particolari e che il loro potere, forse, è persino meno debole di quello degli uomini. Non troviamo dichiarazioni femministe o affermazioni della superiorità delle donne, solo suggerimenti qua e là, sempre più spesso, che nell’insieme delle pagine diventano una specie di sorrisetto sornione, come a dire “Continuate pure a credervi saggi e forti e importanti, noi sappiamo chi davvero manda avanti questo mondo”. L’ho trovato molto interessante, e incoraggiante, da questo punto di vista.
In più, Le Guin si è presa la briga di spiegare e raccontare tante “side-stories” che nei romanzi venivano appena accennate, perché servivano alla trama ma non era necessario raccontarle. Un po’ come in un libro di storia, in cui si può andare a cercare cosa del passato ha influenzato gli avvenimenti di oggi.
Se a questo andiamo ad aggiungere la profonda riflessione spirituale dell’ultimo romanzo, in cui si ragiona sul legame tra la vita e la morte, capirete che questa saga è quanto di più affascinante io potessi trovare nella letterature fantasy dopo il lavoro di Tolkien.

Cosa non mi è piaciuto
L’ho dovuto leggere in traduzione. Nel senso che, come dicevo, avevo a portata di mano l’edizione comprensiva di tutta la saga pubblicata da Mondadori, e ho letto quella. Come al solito, purtroppo, ho trovato delle stonature tra un romanzo e l’altro. niente di serio, ma se solo i traduttori si fossero presi la briga di dare una letta al romanzo almeno precedente a quello su cui andavano a lavorare, questo si sarebbe potuto evitare. Come si sarebbe potuto evitare se la correzione delle bozze fosse stata affidata sempre alla stessa persona. Ma, purtroppo, la letteratura fantasy è considerata dall’editoria letteratura “d’evasione”, e quindi di serie B (come se uno non si potesse divertire leggendo, per esempio, Calvino, e non potesse trarre osservazioni profonde da Terramare). Non smetterò mai di criticare questo punto di vista, sperando che prima o poi si decidano a cambiarlo.

Voto
10/10
Potete leggerlo per distrazione, per passare il tempo, per trovare spunti di riflessione sul ruolo della donna, per trovare spunti di riflessione sul ruolo della cultura, per trovare spunti di riflessione sulla spiritualità, o per tutti questi motivi insieme, che sarebbe l’ideale.

Yet another fantasy gamer comic

Siete amanti di D&D, lo seguite fin dalle prime edizioni? Sapete un po’ l’inglese, o abbastanza da poter leggere un fumetto? YAFGC è quello che fa per voi!

Dalla matita di Rich Morris e dal lavoro di uno staff ben nutrito, un sito che porta avanti da sei anni un fumetto leggibile gratuitamente on line corredato di commenti, idee, spiegazioni, eventi, chiacchiere e chi più ne ha più ne metta, come una specie di blog dell’autore e dello staff.

Si inizia coi mostri: beholder, goblin, drow, orchi sono i protagonisti delle prime strisce. Vivono tutti nella montagna nera, con cubi gelatinosi che si aggirano per i tunner, arpie che hanno costruito il loro nido sulla vetta e una chimera che protegge l’accesso alla montagna. Un modo di affrontare il fantasy in maniera del tutto inusuale, proiettando il lettore nella quotidianità dei mostri che, da giocatore, è abituato a distruggere senza farsi troppe domande. E i mostri non sono cattivi, non davvero. O almeno sono cattivi a metà, con il loro lato gentile e le loro premure, coi loro problemi quotidiani e i piccoli litigi di ogni giorno, e con un lato comico che è davvero irresistibile. Dopo un po’ compaiono anche i “buoni”: baroni, duchi, principi, elfi satiri, halfling, umani, mezz’elfi e compagnia bella. E anche loro hanno le loro avventure, le loro peripezie, e tendono immancabilmente ad esporsi al ridicolo.

Quello che colpisce, ma che rispecchia un possibile mondo reale, se così possiamo definirlo, è che “buoni” e “cattivi” sono legati tra loro da legami d’amicizia e d’amore, di fratellanza e di affetto nonostante tutte le differenze. Ed ecco che troviamo un’avventura in cui i nostri eroi – appartenenti a entrambe le fazioni – lottano insieme per scongiurare un pericolo comune che li minaccia.

Che dire di più? Divertente e ironico, prende affettuosamente in giro D&D e i suoi affezionati giocatori, mostrandone le contraddizioni – tipiche di un gioco che si basa principalmente sullo schema “buoni VS cattivi” – pur mantenendo l’epicità del contesto e l’eroicità dei personaggi.

Ancora work in progress, io ormai ci faccio una puntata una volta a settimana per vedere le vignette nuove (una al giorno), ma per chi inizia ci sono pagine e pagine da leggere!

Drizzit (per i fan – non ortodossi – dei Forgotten Realms)

Quando un elfo scuro decide di lasciare la crudele città sotterranea di Manzobrasat e salire in superficie, niente potrà fermarlo…

195957_187797181255309_5557795_n

Questo è Drizzit, l’elfo scuro che ha rinnegato il suo popolo per andare a cercare fortuna nel mondo illuminato dal sole. Vi ricorda qualcuno? Anche se il nome è simile, però, non ha nulla a che vedere col superfigo ranger Drizzt Do’Urden protagonista dell’omonima saga.

Il nostro Drizzit è perseguitato da una maledizione: è tappo. E sua sorella lo odia. Ma cerca sempre di vedere il buono in ogni cosa. E di fronte a sé ha una nuova vita da avventuriero e nuovi amici: il saggio nano Dotto, il forte barbaro grammar-nazi Wally e la bisbetica avventuriera Katy, per non parlare della super bomba sexy Baba Jaga (Baba per gli amici), che si unisce al gruppo dell’elfetto con la ferma intenzione di rubargli il cuore (e anche le mutande).  Le mirabolanti avventure del nostro eroe – sempre alla ricerca di un qualche tesoro di cui Katy proprio non può fare a meno – si susseguono condite da scene divertenti e battute esilaranti.

L’autore, Bigio (nome d’arte per Luigi Cecchi), è un disegnatore e fumettista ma anche scrittore e fotografo appassionato di D&D – incredibile a dirsi, eh? -, nonché stacanovista incallito dato che mantiene sempre il suo impegno coi lettori di pubblicare una striscia al giorno (domenica esclusa) sulla sua pagina Facebook.

Seguendolo da un po’ prima di tutto mi sono appassionata alle avventure dell’elfetto, che non sono mai scontate e riservano sempre delle sorprese, e poi ho iniziato ad apprezzare moltissimo la dedizione e l’entusiasmo dell’autore. Si vede che gli piace quello che sta facendo, e sono convinta che proprio per questo lo fa bene. Certamente gli appassionati di D&D capiranno meglio l’intera situazione, ma anche chi non mastica molto del gioco di ruolo può apprezzare la freschezza e la genuinità di queste strisce, che ne sono un’affettuosa parodia.

Potete seguire Bigio anche sul suo Blog, dove troverete Drizzit e gli altri suoi lavori.

Che aspettate? Andate a leggere!

Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo – Il ladro di fulmini

 

Percy Jackson - Il ladro di fulmini

 

Ammetto di aver visto prima il film e poi letto il libro, e ho pensato: la solita americanata. Tipo Sfida tra Titani, ma siccome il libro me l’ha consigliato una mia amica che non è affatto amante del genere “cazzate a propulsione atomica” (scusate il francesismo), mi sono fatta convincere a leggerlo. Chi segue la mia pagina facebook saprà che sono anche appassionata di mitologia antica (e mitologia in generale), e la considero fondamentale per il fantasy, che ha attinto ad ampie mani dalla mitologia per dare vita alle proprie creature, quindi un po’ ero anche curiosa di vedere come era stato affrontato il tema, e devo dire che sono rimasta piacevolmente sorpresa. Ma iniziamo da principio. Ecco a voi il trailer del film:

Trailer Percy Jackon e gli dei dell’Olimpo – Il ladro di fulmini

L’avete visto? Bene… Vedete com’è epico, grandioso? Ecco, no.

Percy è un ragazzino qualunque, anzi un ragazzino al di sotto della media. Frequenta una scuola per ragazzi “speciali”, che tradotto significa disadattati o disperati o che comunque non sono in grado o non hanno voglia di studiare. Percy è dislessico ed è affetto da sindrome da deficit dell’attenzione, cambia una scuola ogni anno per via di strani incidenti che portano sistematicamente alla sua espulsione e non ha mai avuto un amico. Vive con sua madre e il suo patrigno, l’uomo più disgustoso del mondo. Crede che la sua vita faccia schifo e solo a dodici anni capisce il perché di tutto questo. E soprattutto, scopre la natura straordinaria del suo legame con l’acqua.

Da ragazzino disadattato a eroe nel giro di pochi giorni, Perseus (questo è il suo nome completo) Jackson si ritrova nel mezzo di una guerra tra gli dei dell’Olimpo a cui solo lui e i suoi amici possono porre fine. Tra mostri mitologici ed epiche battaglie, il destino del mondo viene affidato a un trio di ragazzini, guidati solo dalla profezia dell’Oracolo di Delfi.

 

Sono rimasta molto sorpresa dalla precisione per quanto riguarda la mitologia. L’autore non parla mai per sentito dire, ma mantiene i legami di parentela, la provenienza e gli atteggiamenti di mostri, dei e creature varie. Ogni volta che introduce un nuovo personaggio, il  lettore è subito spinto a chiedersi quale creatura o divinità potrebbe essere, attingendo alle proprie conoscenze e, lo ammetto, qualche volta anche a wikipedia. Questo è molto bello, soprattutto perché alla fine resta la voglia di andare a riscoprire i miti che sono dietro ai personaggi evocati nel libro.

Che dire? Il film l’ha proprio rovinato. Non guardatelo, leggetelo.

 

Percy Jackson e gli dei dell’olimpo

Ammetto che all’inizio ero estremamente diffidente nei confronti della saga, soprattutto perché avevo visto il film. Voglio dire, è la solita pappardella da teenager, col protagonista – figo nonostante tutto – che scopre di essere ancora più figo. Non mi aveva fatto impazzire.
Però il libro mi è stato consigliato da una mia amica che di solito è ipercritica, e questo mi ha spinta a provare. Libro prestato, quindi al massimo se era una schifezza ci avrei buttato qualche ora, ma niente di più. E sono rimasta piacevolmente sorpresa. Dire che sto divorando tutta la saga è poco, ve ne scriverò prossimamente.

Orgoglio e Pregiudizio e Zombie – Jane Austen, Seth Grahame-Smith

ImmagineChi non conosce, anche solo per sentito nominare, Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen? Il classico della letteratura inglese ha perseguitato più o meno tutti, causando maggiori sofferenze a quegli studenti cui la lettura è stata imposta da sadici professori di lettere o di inglese. Non che il romanzo di Jane Austen sia così tremendo in sé (non avendolo letto non mi permetto di giudicare), ma come ogni lettura imposta va di traverso a chi si ritrova a leggerlo senza averlo scelto, e quindi è maldisposto nei confronti di un libro ancor prima di essere uscito dalla libreria.

Ed ecco che entra in scena Grahame-Smith, a vivacizzare una ricetta che forse per la nostra epoca è un po’ insipida (ammettiamolo, a quanti di noi possono interessare le vicissitudini delle fanciulle in età da marito?): un pizzico di umorismo, un’abbondante dose di zombie e quanto basta di arti guerriere come cardine dell’educazione di una ragazza di buona famiglia. Così Elizabeth Bennet e le sue sorelle diventano addestratissime guerriere al Servizio di Sua Maestà che hanno giurato di difendere la regione dall’invasione degli innominabili.

Avvincente e convincente, non solo rende piacevole la lettura di un classico che altrimenti sarei andata difficilmente a cercare, ma mette anche voglia di fare confronti con l’originale romanzo di Jane Austen.

Un peccato per la traduzione in certi punti poco accurata, ma davvero va letto.

Il vampiro delle brume

Immagine

Premessa: ammetto che non si tratta di una mia lettura recente, risale a quest’estate (credo), ma volevo condividerla con voi perché ogni tanto ancora mi vengono in mente alcuni passaggi.

Intanto fa parte della saga di Ravanloft, la serie di romanzi collegati all’omonima ambientazione di Dungeons & Dragons. Anche se non siete appassionati di gioco di ruolo, sarete perfettamente in grado di ritrovarvi in questi romanzi, semplicemente non avrete una serie di informazioni addizionali, ma del tutto trascurabili, che ha un giocatore incallito. Per esempio, il protagonista all’inzio si trova nella città di Waterdeep: per voi sarà un nome come un altro, mentre il giocatore incallito saprà dire il nome di almeno cinque taverne e disegnare una mappa approssimativa della città, ma questo ai fini del romanzo è abbastanza inutile.

Il vampiro delle brume è il secondo romanzo della saga, ma c’è di buono che sono tutti scollegati l’uno dall’altro, quindi è possibile leggerli in ordine non cronologico. Io personalmente ho letto solo questo e mi sono accontentata, anche perché il finale è aperto e quando mi hanno detto che nel libro successivo non avrei trovato che fine hanno fatto i personaggi un po’ me la sono presa, lo ammetto.

Il romanzo in sé è molto coinvolgente: Jaden è un elfo che è stato vampirizzato (e già la cosa in sé ha un che di straordinario per chi ne sa un po’ di elfi e di vampiri), e si nasconde da secoli cercando di reprimere il suo lato vampiresco. A un certo punto conosce una fanciulla umana rinchiusa in un manicomio che muore a causa della sua follia e, essendosene innamorato, giura di vendicarla. Questa sua promessa lo porta ad attraversare una nebbia misteriosa che lo conduce a Ravenloft, mondo parallelo governato da un misterioso conte. Lì gli stranieri sono temuti e allontanati e Jaden finisce per scoprire che la causa di tutto questo sono i vampiri. Diviso a metà tra il desiderio di uccidere il vampiro che è in lui, ponendo fine a quell’esistenza corrotta, e la promessa di vendicare la morte della sua amata, riuscirà infine a capire cosa è veramente successo alla fanciulla e perché era in preda alla follia.

Trama molto interessante, ricca di colpi di scena e suspence. Il lettore accompagna Jaden nella soluzione del mistero e raramente intuisce nuovi elementi prima di lui. Finale a sorpresa, con una piccola morale. Unico appunto è che non sempre il ritmo e lo stile reggono, e non so se si tratta di sviste del traduttore o se è proprio l’autrice che di tanto in tanto si lascia andare a queste sbavature. In ogni caso per i fan del genere sicuramente non è nulla di imperdonabile.

Bella storia che si legge veloce, secondo me ideale per un lungo viaggio in treno o in aereo.