Delight Games – tornano i libri-game

Quando ero ragazzina, i libri interattivi già non erano più tanto diffusi. La generazione precedente la mia – non quella dei miei genitori ma quella dei ragazzi più grandi – ha avuto modo di apprezzarli, io un po’ meno, forse anche perché l’unico libro del genere che mi sia mai capitato tra le mani era un “Piccoli Brividi” dove finivo sempre immancabilmente fatta a pezzi da un cavaliere fantasma senza testa.

Delight Games è un’app gratuita (la trovate a questo link su Google Play) che io ho scaricato su Android. Non so se sia disponibile anche per IPhone o Windows Phone, ma sul sito dice subito se è disponibile per il dispositivo che si sta utilizzando.
In che cosa consiste questa app? Non è altro che una biblioteca con ben 20 libri game di argomento fantasy (di cosa staremmo parlando, sennò?) raggruppati in diverse saghe, in ognuno dei quali il lettore diventa protagonista del libro e compie le scelte più importati per il suo personaggio: entrare in una stanza o proseguire? Fermarsi a raccogliere un tesoro o sbrigarsi ad andar via? Parlamentare con un nemico oppure attaccarlo? Nelle diverse situazioni vengono offerte due o più opzioni tra le quali scegliere, ognuna con le proprie conseguenze. Ci sono dei valori che indicano come procede l’avventura e quali risorse ha a disposizione il personaggio; questi valori cambiano per ogni saga, ma per fare degli esempi possiamo trovare mana, oro, vita (sempre, e c’è il rischio di morire, al solito), morale, ecc.
Le storie sono ben scritte, piene di risvolti inaspettati e mai noiose, in più circa a metà del libro si raggiunge un “checkpoint”, in modo da non dover ricominciare dall’inizio in caso si perda la vita proprio alle ultime pagine.

Unica “pecca”, se così vogliamo chiamarla, è che i libri sono tutti in inglese. Ottimo esercizio per migliorare la lingua, che consiglio vivamente a tutti, ma può togliere l’entusiasmo a chi l’inglese lo mastica poco.

Io personalmente mi sono appassionata a Wizard’s Choice, ma attendo di sapere quali sono i vostri preferiti.

Halloween, la “notte santa” in cui si aprono le porte dell’aldilà

Stanotte è la “notte delle streghe”, Halloween, un giorno molto famoso più per le discussioni che si creano intorno a questa festività “importata” che per le sue radici mistico-religiose. In effetti, Halloween oggi è considerato principalmente una festività commerciale, più o meno come San Valentino, simile al nostro carnevale, che ha perso tutti i suoi antichi connotati e che in Italia trova molti oppositori, spaventati dall’avanzare di una festività “pagana”, “satanista”, “che non appartiene alla nostra cultura”.

Premettendo che non voglio entrare nel merito del satanismo, poiché questo non è il luogo per aprire una simile discussione, vorrei andare a indagare le origini di Halloween e vedere se è veramente qualcosa di così estraneo e lontano da noi.

Come molti sapranno, Halloween deriva dalla festività celtica di Samhain, il capodanno, che segna la fine dell’estate e l’inizio dell’inverno. Il valore di Samhain per i celti è molteplice:

  • coincide con l’ultimo raccolto e la preparazione del terreno per l’inverno; il raccolto viene messo da parte e ci si prepara al freddo e al clima rigido: chi è solo rischia di non superare l’inverno, per questo la tribù deve restare unita un questo momento di passaggio
  • è il giorno di passaggio tra l’anno vecchio e quello nuovo, perciò non appartiene a nessuno dei due, è un “giorno che non esiste”, al di fuori del tempo, per questo è considerato il giorno più magico dell’anno e quello in cui la barriera tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti si assottiglia, permettendo il collegamento tra i due mondi. Passato e futuro si fondono in questo giorno, e i morti tornano alle loro vecchie case, dove vengono onorati dai vivi. In questo giorno di passaggio, il tempo viene distrutto e poi ricostruito, per questo chi non partecipa ai riti è escluso dal tempo e rischia di essere distrutto (secondo alcune testimonianze, la tribù lo considerava morto e il giorno successivo procedeva all’erezione del tumulo e della pietra tombale)
  • si tratta di una festa rituale, collegata alla rottura delle norme tradizionali (i morti camminano sulla terra dei vivi), e a riti di propiziazione e fecondazione (il terreno viene preparato per l’inverno e si semina per il successivo raccolto)
  • le Pleiadi iniziano a essere visibili di notte in questo periodo dell’anno, sottolineando la supremazia delle ore di buio rispetto alle ore di luce, della notte sul giorno

La tradizione cristiana, che si è sovrapposta a quella celtica, ha stabilito il primo novembre come il giorno in cui si celebrano i santi, ovvero in cui si onorano le figure più importanti tra i morti della cristianità. Si iniziò a celebrare questa festività dalla sera prima, che veniva considerata una “Holy eve”, una vigilia santa, che poi divenne Halloween.

Coi migranti Irlandesi, la tradizione venne portata negli USA, dove le rape scavate divennero zucche (più facilmente reperibili), e man mano divenne sempre più un evento commerciale e goliardico, più simile al carnevale che a una festività religiosa.

Ma tornando alla festa di Tutti i Santi, fu istituita nel VII secolo d.C. da papa Bonifacio VI, e veniva inizialmente celebrata il 13 maggio, giorno in cui i Romani chiudevano le celebrazioni dei Lemuria, riti che avevano lo scopo di placare gli spiriti dei defunti morti di morte violenta. Dato che moltissime festività cristiane si sono sovrapposte a quelle più antiche con un significato simile, si può supporre che lo stesso valga per la festa di Tutti i Santi, che nel VII secolo presumibilmente erano soprattutto martiri. Solo con il tempo la data di questa ricorrenza è slittata al primo di novembre.

Cercando paralleli tra Shamhein e i riti degli antichi Romani, si scopre che in quello stesso periodo veniva celebrato il “mundus patet”, un rito facente parte del culto di Cerere, in cui una fossa situata nel tempio dedicato alla divinità, a rappresentare il mondo e la sfera celeste e l’universo tutto nonché l’utero materno, veniva aperta. Questo rito ricorreva il 24 agosto, il 5 ottobre e l’8 novembre, e l’apertura del pozzo significava mettere in comunicazione il mondo dei vivi con il mondo dei morti, i segreti dei Mani erano alla luce ed era proibito lavorare.

Anche qui, si tratta di riti legati ai cicli agricoli e alla purificazione della comunità (in vista dei Saturnalia, celebrati nel mese di dicembre), e Cerere era la divinità che presiedeva al raccolto, alla fecondità della terra e dell’uomo, e al mondo dei morti. Non dimentichiamo inoltre la leggenda secondo cui Persefone, figlia di Cerere, passa metà dell’anno nel mondo degli Inferi, accanto allo sposo Plutone, e sua madre trascorre nel lutto i mesi a venire, lasciando morire la terra, finché Persefone non torna da lei in primavera.

Secondo le credenze dei Romani, quando il mundus Cereris era aperto i morti erano liberi di accedere nel mondo dei vivi e andare in giro a loro piacimento.

Le analogie sono tante, e possiamo ritrovare in moltissime culture riti e festività che onorano i defunti, spessissimo associate con l’inizio dell’inverno, periodo in cui anche la terra “muore” per poi rinascere con la primavera, e risalenti alle epoche in cui si viveva principalmente di agricoltura e la vita dell’intera comunità era associata ai cicli naturali e al raccolto.

In più, vorrei soffermarmi a considerare cosa sia il mondo dell’aldilà per i celti. Ora, secondo i celti l’anima vive un continuo ciclo di reincarnazioni, non come la ruota del Samsara induista, ma come parti di un’unica lunghissima vita che portava l’anima a vivere esperienze diverse. Anche secondo i latini, dopo aver scelto la loro successiva vita e aver bevuto l’acqua del fiume Lete, le anime si reincarnavano e rinascevano. Nella credenza celtica, per quanto ne sappiamo oggi, le anime dei morti arrivavano nell’Annwn, il regno degli Spiriti, che era un luogo fisico, accessibile da alcuni punti della terra spesso isolati e difficili da raggiungere (come il Laverno dei Romani). Qui, l’anima subiva un processo di purificazione, e solo chi era morto vigliaccamente o era vissuto senza onore restava nel regno dei morti, relegato nel punto più buio dell’Annwn (un po’ l’equivalente del Tartaro, dove venivano isolate le anime di coloro che si erano ribellati agli dei). Le altre anime invece si preparavano alla reincarnazione, poi raggiungevano il Gwnfyd, un luogo felice dove restavano in attesa di rinascere. Solo pochi eletti accedevano al Ceuhant, il luogo dove attendevano coloro che si sarebbero reincarnati come druidi, istruiti dagli dei in tutti i segreti della conoscenza. Dopo diversi cicli, l’anima purificata è ammessa al Tir Na Nog, la terra dell’eterna giovinezza, un luogo felice dove avrebbe vissuto in pace ed armonia (come i Campi Elisi), spesso assimilata con il regno del Piccolo Popolo o la mitica isola in cui vivevano gli Elfi.

Come possiamo vedere, il regno dei morti per i celti non aveva la connotazione negativa che gli attribuiamo oggi, anzi la morte era vista come parte della vita, come un momento di passaggio tra i diversi piani dell’esistenza, una tappa all’interno di un viaggio molto più lungo. I morti non erano spiriti da temere, ma andavano ricordati e onorati, poiché rappresentavano la storia della tribù, avevano contribuito alla vita e al sostentamento della comunità, e l’avevano difesa contro i pericoli esterni. Le offerte non servivano a placare spiriti minacciosi, ma a onorare i defunti che li avevano preceduti in questo mondo, un po’ come si fa ancora oggi nell’America del Sud, dove c’è la tradizione di portare dolci alle tombe e mangiare nei cimiteri, come se chi ci ha lasciato fosse ancora insieme a noi.

Sarebbe bello se anche noi tornassimo a vederla in questo modo, piuttosto che discutere su quanto Halloween ci “appartenga” o meno.

Quando la più bella del reame è la strega

biancaneve

So che si tratta di film un po’ vecchi ormai, ma un paio di giorni fa ripensavo alle due versioni filmiche di Biancaneve recentemente passate sul grande schermo: Mirror MirrorBiancaneve e il cacciatore. Senza commentare sulle modifiche alla trama della classica fiaba, che tanto i film li abbiamo visti tutti, quello che mi ha colpito allora, e che continua a colpirmi adesso, è il fatto che le due regine – rispettivamente Julia Roberts e Charlize Theron – erano a mio avviso molto più belle delle due Biancaneve.

Esaminiamo la faccenda: in Mirror Mirror Julia Roberts interpreta una regina cattiva preoccupata solo della sua bellezza, che fa di tutto per rimanere giovane, e che ormai sul lastrico cerca di sedurre il principe bellone e ricco per rimpinguare le sue finanze e consolare il suo amor proprio. Si tratta di una donna insicura, che spesso deve rivolgersi al suo specchio per avere conferma di essere la più bella del reame. Ma lo specchio le dice che Biancaneve è più bella. Niente in contrario, la fiaba è così… ma la principessa è interpretata dall’attrice Lily Collins. Per carità, brava, carina, simpatica, si cala bene nel personaggio della fanciulla ribelle che ama il suo popolo e il suo regno, ma dal punto di vista estetico mi sembra assai difficile che possa oscurare la bellissima Julia Roberts.

Invece in Biancaneve e il cacciatore abbiamo una splendida Charlize Theron che interpreta una regina maledetta, soffocata dal suo odio, ma che sa anche provare amore per il fratello, una donna che ha fatto della vendetta il suo scopo di vita, e che mantiene nei decenni una bellezza e una giovinezza immutate. Eppure, anche il suo specchio (tra l’altro bellissimo effetto visivo l’oro liquido secondo me) le dice che Biancaneve è più bella. E a intepretarla è Kristen Stewart. Sul serio, parliamone. Io non ho niente contro di lei, è una ragazza carina, ma purtroppo manca di espressività e tutto sommato la sua è una bellezza ordinaria. Sul serio un uomo la preferirebbe alla Theron?

Così tirando le fila del mio ragionamento ho concluso che forse sarebbe opportuno realizzare un ulteriore film sulla storia di Biancaneve: Specchio specchio, dove hai messo gli occhiali?

Sì, sono ancora viva

Buondì a tutti. Come al solito (ahem…) sto tralasciando il blog causa casini quotidiani. Non sono morta, non ho intenzione di lasciar perdere, niente di tutto questo. Solo che se scrivo devo avere anche qualcosa da raccontarvi, e non riesco adesso a stare dietro a queste cose. Non è cattiva volontà, è proprio il tempo che è poco.

Comunque nel frattempo sto leggendo per voi, presto arriveranno un paio di recensioni e mi lascerò andare a qualche svarionata in più, l’importante è che l’argomento sia sempre il fantasy, no? 🙂

Grazie a chi mi segue, anche se credo siano molti pochi, e a presto.

Mea culpa

Ho visto la data dell’ultimo articolo e mi è preso un mezzo colpo: è quasi un mese che non scrivo sul blog! Mi dovrei vergognare, non sto rispettando per niente i miei impegni. Non starò a farvi perdere tempo dicendovi che ho avuto la vita incasinata a causa di esami & Co. In ogni caso, mi sto lentamente riprendendo dalla fase tragica e sto cercando di rincominciare a leggere qualcosa di adatto a questo povero blog, anche se non so quanto effettivamente ci riuscirò alla fine.

Per ora vi dico che ho iniziato un libro sugli zombie (sì, proprio io) di cui spero di parlarvi presto e progetto di recuperare la seconda parte di The Familiars. Detto tra noi, la prima parte qui a casa mia ha avuto un successone, se lo sono letto tutti! E fortuna che è un  libro per bambini!

Del resto che raccontarvi? Ultimamente mi sto dando al riciclaggio, una magia che permette di trasformare le cose che butteremmo (come le confezioni di cartone) in oggetti utili e decorativi. Ho scoperto un modo carinissimo di fare scatoline da regalo, per ora sto ancora sperimentando, ma magari poi ne uscirà anche qualcos’altro. Il tutto ovviamente una volta libera dagli studi.

Per riassumere, chiedo scusa per l’assenza, rinnovo l’impegno a fare uno-due articoli a settimana e spero che ci sia qualcuno che (ogni tanto?) mi legga.

Un bacione a tutti.

Non ci sono più i mostri di una volta…

Ho cercato di evitare l’argomento, ma ormai mi sono imbattuta in così tanti cartelli pubblicitari che non posso non parlarne. Come saprete, è appena uscito Warm bodies, l’ennesimo film sugli zombie. Solo che questa volta viene vista la tragedia personale dello zombie, quello che vuol dire essere uno zombie, e viene mostrato come anche gli zombie hanno un cuore e possono innamorarsi… aspetta… dov’è che l’ho già sentita? Dai produttori di Twilight… Ah, ecco! Sostituire “zombie” con “vampiro” e il gioco è fatto.

Da ingenua non amante del genere (inteso come zombie in generale e come film da teen-agers in calore in particolare) lì per lì credevo che, essendo gli stessi produttori, avessero cercato di riciclare l’idea di Twilight per spacciarcela come qualcosa di nuovo. E invece no. Leggendo un paio di articoli su internet (scritti da gente più informata di me) ho scoperto che, come anche le storie della bella Bella, il film è tratto da un romanzo che pare aver spopolato tra le ragazzine. Il che è preoccupante.

Allora, facciamo due conti: i vampiri sono fighi e al massimo sbrilluccicano al sole (in vece di dissolversi in polvere), gli zombie non ti mangiano il cervello anzi ti salvano… visto che i mannari li hanno già sfruttati il prossimo a fare la corte alla ragazzina di turno sarà come minimo il mostro delle paludi. Io capisco che uno/a voglia scrivere storie romantiche e metterci dentro anche quel pizzico di brivido, ma non possiamo evitare di creare queste situazioni assurde? Vuoi fare una storia d’amore in cui ci siano di mezzo i vampiri? E manda la coppietta insieme a caccia! Stesso dicasi per zombie, mannari e mostri vari. Se sono mostri un motivo ci sarà. Basta con ‘ste inversioni tra buoni e cattivi! Che poi parliamone, come finisce tra Edward e Bella? Lui la vampirizza. Ha passato centinaia di pagine a dire come non voleva condannarla a quella maledizione, ecc ecc… e poi le ciuccia il sangue. Non potevamo risparmiarci tutti i film mentali nel mezzo?

Anche qui dubito che il lieto fine sarà così lieto… io Warm bodies non l’ho visto e non lo andrò a vedere, ma secondo me un assaggino al cervello della tipa alla fine glielo dà…

Una domenica piovosa

Non so voi che fate in questi casi, ma io mi dedico principalmente alle attività di casalinga, quelle che di solito non riesco a svolgere durante la settimana. E quindi bucato, rammendo, stiro, nonché dolci e biscotti.

Adesso in realtà però sto pensando a come sistemare la mia cameretta. Abbiamo ridipinto casa e vorrei che la mia stanza somigliasse davvero al bosco delle fate. Sto pensando di ridisegnare sul muro alcune delle immagini del libro Faeries, di cui ho scritto la recensione sulla mia pagina Facebook (racconta chi sono le fate e cosa fanno, con delle immagini spettacolari), ma scegliere è difficilissimo! E poi, mica facile riprodurre quei disegni così belli per una che come me non sa neanche reggere una matita in mano!

La sfida è dura, ma in ogni caso non voglio rinunciare. Vi posterò poi le foto del lavoro finito, per ora incrociamo le dita!

Buona domenica sera a tutti voi!

Titania