La saga di Terramare

terramare x blogNel 1968 Ursula K. Le Guin pubblica Il Mago, il primo romanzo della serie di Terramare. Nonostante gli anni, il libro ancora oggi legge il confronto con tante altre serie fantasy, e anzi spicca per come l’autrice ha articolato le caratteristiche del mondo immaginario in cui si svolgono le sue storie. In tutto i libri di Terramare sono 6,  5 romanzi più una raccolta di racconti che si svolgono prima, mentre e dopo le vicende narrate nei romanzi.

Perché l’ho letto
Intanto era tantissimo tempo che volevo farlo. Più di un amico mi aveva detto quanto erano belli questi romanzi. E poi il mio ragazzo ha l’edizione Mondadori che raccoglie tutti e sei i volumi, e a furia di vederlo lì sulla sua libreria alla fine me lo sono portato a casa.

Cosa mi è piaciuto
Prima di tutto, Le Guin è riuscita a creare un mondo intero, con le sua lingue, le sue leggende, la sua storia e la sua geografia. Questa capacità mi affascina sempre negli autori (ed è uno dei principali motivi per cui mi sono innamorata fin da subito del Signore degli anelli), e già da sola in genere è sufficiente a prendermi.
In più, andando avanti nei romanzi ho trovato sempre più spunti che si riferiscono al ruolo della donna nel mondo. Non voglio spoilerare, ma posso dire che all’inizio le donne fanno quello che fanno le donne in una società tutto sommato di stampo medievale (o rinascimentale al massimo), cioè si occupano dei figli e della famiglia, fanno alcuni lavori connessi all’economia domestica e se praticano la magia sono considerate streghe, fattucchiere inaffidabili, a cui ci si rivolge al massimo per le cose di minore importanza. Poi, man mano, scopriamo che le donne svolgono alcuni lavori fondamentali per l’economia dell’intero arcipelago, che hanno capacità particolari e che il loro potere, forse, è persino meno debole di quello degli uomini. Non troviamo dichiarazioni femministe o affermazioni della superiorità delle donne, solo suggerimenti qua e là, sempre più spesso, che nell’insieme delle pagine diventano una specie di sorrisetto sornione, come a dire “Continuate pure a credervi saggi e forti e importanti, noi sappiamo chi davvero manda avanti questo mondo”. L’ho trovato molto interessante, e incoraggiante, da questo punto di vista.
In più, Le Guin si è presa la briga di spiegare e raccontare tante “side-stories” che nei romanzi venivano appena accennate, perché servivano alla trama ma non era necessario raccontarle. Un po’ come in un libro di storia, in cui si può andare a cercare cosa del passato ha influenzato gli avvenimenti di oggi.
Se a questo andiamo ad aggiungere la profonda riflessione spirituale dell’ultimo romanzo, in cui si ragiona sul legame tra la vita e la morte, capirete che questa saga è quanto di più affascinante io potessi trovare nella letterature fantasy dopo il lavoro di Tolkien.

Cosa non mi è piaciuto
L’ho dovuto leggere in traduzione. Nel senso che, come dicevo, avevo a portata di mano l’edizione comprensiva di tutta la saga pubblicata da Mondadori, e ho letto quella. Come al solito, purtroppo, ho trovato delle stonature tra un romanzo e l’altro. niente di serio, ma se solo i traduttori si fossero presi la briga di dare una letta al romanzo almeno precedente a quello su cui andavano a lavorare, questo si sarebbe potuto evitare. Come si sarebbe potuto evitare se la correzione delle bozze fosse stata affidata sempre alla stessa persona. Ma, purtroppo, la letteratura fantasy è considerata dall’editoria letteratura “d’evasione”, e quindi di serie B (come se uno non si potesse divertire leggendo, per esempio, Calvino, e non potesse trarre osservazioni profonde da Terramare). Non smetterò mai di criticare questo punto di vista, sperando che prima o poi si decidano a cambiarlo.

Voto
10/10
Potete leggerlo per distrazione, per passare il tempo, per trovare spunti di riflessione sul ruolo della donna, per trovare spunti di riflessione sul ruolo della cultura, per trovare spunti di riflessione sulla spiritualità, o per tutti questi motivi insieme, che sarebbe l’ideale.