Pan – Viaggio sull’Isola che non c’è

Pan

Siccome avevo letto sul giornale un’intervista di Wolverine, cioè intendevo Hug Jackman, su questo film, quando mi è capitata l’occasione di vederlo non ho saputo resistere. Diceva che era una storia che parlava di chi non vuole crescere, ma a parte che “get older” qua ha tutto un altro significato, l’argomento viene accennato a malapena.
Avrei fatto meglio a guardarmi una puntata del Dottor Who.

Ma cosa avranno mai fatto di male per indurre una tale reazione?

1) La storia è del tutto stravolta. Parla delle origini di Peter Pan ma non c’entra nulla su quello che potrete mai trovare nei primi capitoli del libro scritto da Barrie. E ok, tanto nessun film rispetta mai quello che dice il libro.
2) Il cattivo, Barbanera, interpretato appunto da un irriconoscibile Hug Jackman ha una personalità non meglio definita. Ovvero, per un istante si capisce perché fa tutto il casino che fa, ma approfondimento psicologico zero. E dire che ci saremmo accontentati del classico monologo-spiegone, mica c’era bisogno di chissà che.
3) Troviamo Uncino tra i buoni (che poi, o me lo chiami Giacomo Uncino o me lo chiami James Hook, ‘sto James Uncino mescolato a me non è piaciuto per niente), e dato che si tratta delle origini di Peter Pan tutti ma proprio tutti si aspettavano di vedere il perché Uncino voglia poi far fuori il caro Peter. E rimarrete delusi fino all’ultimo. Lo scambio finale è tragicomico. Peter: “Resteremo amici per sempre, vero Uncino?” Uncino: “Certo, che cosa può andare storto?”. Hai presente tutti quei coccodrilloni?

Ma vabbè, a parte questo la morale della storia è che la storia secondo me è stata raccontata nel peggiore dei modi possibili, con Peter attesa come una specie di Messia ma che di fatto non fa un bel niente se non la parte del cheerleader. E come le fate potevano cavarsela da sole, noi potevamo benissimo guardare qualcosa d’altro.