Drizzit (per i fan – non ortodossi – dei Forgotten Realms)

Quando un elfo scuro decide di lasciare la crudele città sotterranea di Manzobrasat e salire in superficie, niente potrà fermarlo…

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Questo è Drizzit, l’elfo scuro che ha rinnegato il suo popolo per andare a cercare fortuna nel mondo illuminato dal sole. Vi ricorda qualcuno? Anche se il nome è simile, però, non ha nulla a che vedere col superfigo ranger Drizzt Do’Urden protagonista dell’omonima saga.

Il nostro Drizzit è perseguitato da una maledizione: è tappo. E sua sorella lo odia. Ma cerca sempre di vedere il buono in ogni cosa. E di fronte a sé ha una nuova vita da avventuriero e nuovi amici: il saggio nano Dotto, il forte barbaro grammar-nazi Wally e la bisbetica avventuriera Katy, per non parlare della super bomba sexy Baba Jaga (Baba per gli amici), che si unisce al gruppo dell’elfetto con la ferma intenzione di rubargli il cuore (e anche le mutande).  Le mirabolanti avventure del nostro eroe – sempre alla ricerca di un qualche tesoro di cui Katy proprio non può fare a meno – si susseguono condite da scene divertenti e battute esilaranti.

L’autore, Bigio (nome d’arte per Luigi Cecchi), è un disegnatore e fumettista ma anche scrittore e fotografo appassionato di D&D – incredibile a dirsi, eh? -, nonché stacanovista incallito dato che mantiene sempre il suo impegno coi lettori di pubblicare una striscia al giorno (domenica esclusa) sulla sua pagina Facebook.

Seguendolo da un po’ prima di tutto mi sono appassionata alle avventure dell’elfetto, che non sono mai scontate e riservano sempre delle sorprese, e poi ho iniziato ad apprezzare moltissimo la dedizione e l’entusiasmo dell’autore. Si vede che gli piace quello che sta facendo, e sono convinta che proprio per questo lo fa bene. Certamente gli appassionati di D&D capiranno meglio l’intera situazione, ma anche chi non mastica molto del gioco di ruolo può apprezzare la freschezza e la genuinità di queste strisce, che ne sono un’affettuosa parodia.

Potete seguire Bigio anche sul suo Blog, dove troverete Drizzit e gli altri suoi lavori.

Che aspettate? Andate a leggere!

Neverwinter

Oggi parliamo di… videogiochi!

Ebbene sì, siccome ho deciso di non lasciarvi “orfani” troppo a lungo, vi parlerò di tutto quel che vedo/leggo/faccio/sento/ecc. purché in qualche modo sia riconducibile al fantasy. E adesso mi è presa la fissa di Neverwinter. Premetto che non sto facendo pubblicità, non ho niente a che fare con chi produce o gestisce il gioco e non vengo pagata. Semplicemente vi racconto la mia esperienza.

Con un gruppo di amici fissati di GDR (una volta o l’altra parlerò anche di questo, non preoccupatevi) cercavamo qualcosa online da fare tutti insieme visto che spesso i Km ci separano ed è difficoltoso giocare ai giochi di ruolo classici del tipo mappa e dadi. Una delle opzioni era Neverwinter e in questi ultimi due giorni mi sono messa a vedere un po’ com’era. Ovviamente, non sono arrivata a livelli alti, quindi la mia esperienza è quella – come si dice nell’ambiente – di un niubbo.

In ogni caso, la prima cosa che ho notato, avendo giocato anche a WOW (World of Warcraft), ai tempi, è che i giochi di ruolo online si somigliano un po’ tutti. Anche certi tasti rapidi sono gli stessi (per fortuna mia, che con ste cose sono molto lenta di solito), dopodiché devo dire che è fatto abbastanza bene. Sinceramente mi ci sto divertendo e staccarsi è sempre difficile (i gamers mi capiranno).

Dopo aver superato il primo ostacolo, e cioè la scelta di un nome che non sia già stato preso (giuro che ci ho messo mezz’ora almeno, GIURO!), si può creare il primo personaggio dei due a disposizione. Fico, penso io, dato che – dovevo dirlo prima, lo so – è completamente gratis. O meglio, è gratis se hai pazienza e non ti rodi il fegato perché non hai gli oggetti più fighi di tutti, sennò metti la mano alla carta di credito, compri gli ZEN, che sarebbero la moneta virtuale usata nel gioco, e acquisiti le migliorie che più ti piacciono. In ogni caso, se sei uno spiantato, o una spiantata, come me, è gratis – e io per questo ringrazio tanto. Dicevo, dopo aver scelto il nome (quello del forum e dell’account, non del pg), si può fare il personaggio. Ci sono un po’ di razze e classi da scegliere, e se sei proprio un maniaco ti puoi mettere lì a cambiare tutti i tratti del pg a tuo piacimento, cosa che io non mi sono sognata minimamente di fare, dopo la mezz’ora di cui sopra.

Fatto il personaggio, inizi a giocare. L’ambientazione è quella dei Forgotten Realms, ma c’è praticamente solo la città di Neverwinter, dove tu capiti dopo un naufragio (sempre e comunque da lì si inizia, me lo ha detto anche chi ha scelto razze e classi diverse) e che, fortuna vuole, è assediata da orchi, non morti e schifezze varie. Che fortuna, eh? Come al solito, il tuo compito è andare in giro a raccogliere le quest che ti danno i vari soldati o cittadini o mercanti, ecc. e man mano che meni mostri aumenti l’esperienza, quindi il livello, le abilità, i talenti ecc.

Tutto il sistema è basato su D&D, il che da un lato mi fa piacere, visto che non è niente di ignoto per me, ma dall’altro mi lascia perplessa. Tenendo da parte il tiro dei dadi per quanto riguarda le caratteristiche (sì, fa proprio rollare i dadi), i talenti e le abilità non progrediscono affatto come nel gioco cartaceo, seguendo uno schema più tipico dei videogiochi. Avranno avuto le loro ragioni per farlo così, ma a me va in palla il cervello se fanno metà e metà… Ma probabilmente il problema è mio.

Il modo in cui progredisce la storia è interessante, e fino a un certo punto ho anche seguito il filo delle vicende, poi sono passata alla modalità “ammazza gli orchi” ed è finita lì. Molto bello anche il fatto che ci sia la traduzione in italiano, anche se da un lato ci perde chi un po’ d’inglese lo imparava grazie ai videogiochi; inoltre non è tradotto proprio tutto tutto: a volte c’è l’audio in inglese e la scritta in italiano, altre volte è tradotto il titolo di un paragrafo, o il nome di un oggetto e tutto il resto è in inglese, o viceversa, quindi su questo devono ancora lavorarci un po’, ma in generale bravi ad averci pensato.

Per concludere posso dire che è un bel gioco, almeno all’inizio. Non ho ancora provato il PvP (cioè menarsi con gli altri giocatori) né le spedizioni in gruppo, ma vi farò sapere.

Io torno ad ammazzare orchi, buonanotte 😉

Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo – Il ladro di fulmini

 

Percy Jackson - Il ladro di fulmini

 

Ammetto di aver visto prima il film e poi letto il libro, e ho pensato: la solita americanata. Tipo Sfida tra Titani, ma siccome il libro me l’ha consigliato una mia amica che non è affatto amante del genere “cazzate a propulsione atomica” (scusate il francesismo), mi sono fatta convincere a leggerlo. Chi segue la mia pagina facebook saprà che sono anche appassionata di mitologia antica (e mitologia in generale), e la considero fondamentale per il fantasy, che ha attinto ad ampie mani dalla mitologia per dare vita alle proprie creature, quindi un po’ ero anche curiosa di vedere come era stato affrontato il tema, e devo dire che sono rimasta piacevolmente sorpresa. Ma iniziamo da principio. Ecco a voi il trailer del film:

Trailer Percy Jackon e gli dei dell’Olimpo – Il ladro di fulmini

L’avete visto? Bene… Vedete com’è epico, grandioso? Ecco, no.

Percy è un ragazzino qualunque, anzi un ragazzino al di sotto della media. Frequenta una scuola per ragazzi “speciali”, che tradotto significa disadattati o disperati o che comunque non sono in grado o non hanno voglia di studiare. Percy è dislessico ed è affetto da sindrome da deficit dell’attenzione, cambia una scuola ogni anno per via di strani incidenti che portano sistematicamente alla sua espulsione e non ha mai avuto un amico. Vive con sua madre e il suo patrigno, l’uomo più disgustoso del mondo. Crede che la sua vita faccia schifo e solo a dodici anni capisce il perché di tutto questo. E soprattutto, scopre la natura straordinaria del suo legame con l’acqua.

Da ragazzino disadattato a eroe nel giro di pochi giorni, Perseus (questo è il suo nome completo) Jackson si ritrova nel mezzo di una guerra tra gli dei dell’Olimpo a cui solo lui e i suoi amici possono porre fine. Tra mostri mitologici ed epiche battaglie, il destino del mondo viene affidato a un trio di ragazzini, guidati solo dalla profezia dell’Oracolo di Delfi.

 

Sono rimasta molto sorpresa dalla precisione per quanto riguarda la mitologia. L’autore non parla mai per sentito dire, ma mantiene i legami di parentela, la provenienza e gli atteggiamenti di mostri, dei e creature varie. Ogni volta che introduce un nuovo personaggio, il  lettore è subito spinto a chiedersi quale creatura o divinità potrebbe essere, attingendo alle proprie conoscenze e, lo ammetto, qualche volta anche a wikipedia. Questo è molto bello, soprattutto perché alla fine resta la voglia di andare a riscoprire i miti che sono dietro ai personaggi evocati nel libro.

Che dire? Il film l’ha proprio rovinato. Non guardatelo, leggetelo.

 

Percy Jackson e gli dei dell’olimpo

Ammetto che all’inizio ero estremamente diffidente nei confronti della saga, soprattutto perché avevo visto il film. Voglio dire, è la solita pappardella da teenager, col protagonista – figo nonostante tutto – che scopre di essere ancora più figo. Non mi aveva fatto impazzire.
Però il libro mi è stato consigliato da una mia amica che di solito è ipercritica, e questo mi ha spinta a provare. Libro prestato, quindi al massimo se era una schifezza ci avrei buttato qualche ora, ma niente di più. E sono rimasta piacevolmente sorpresa. Dire che sto divorando tutta la saga è poco, ve ne scriverò prossimamente.